C’è Confindustria e Confindustria

La captatio benevolentiae è un genere assai praticato in periodi elettorali. Se ne trova un esempio plastico in un articolo dell’Unità dedicato ieri al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Dopo aver chiarito in premessa che chi intende dipingere Squinzi come un imprenditore “rosso” lo fa in malafede, “per screditarlo agli occhi di una parte di imprenditori”, si dipinge un ritratto oleografico di “un uomo di fabbrica fin nel midollo” incapace degli infingimenti tipici di “un mondo tutto apparenze, comunicazione e politica”.
20 AGO 20
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La captatio benevolentiae è un genere assai praticato in periodi elettorali. Se ne trova un esempio plastico in un articolo dell’Unità dedicato ieri al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Dopo aver chiarito in premessa che chi intende dipingere Squinzi come un imprenditore “rosso” lo fa in malafede, “per screditarlo agli occhi di una parte di imprenditori”, si dipinge un ritratto oleografico di “un uomo di fabbrica fin nel midollo” incapace degli infingimenti tipici di “un mondo tutto apparenze, comunicazione e politica”. Politicamente “equidistante dal centrodestra e dal centrosinistra”, Squinzi ha invece un’idiosincrasia accentuata nei confronti di Mario Monti, con il quale avrebbe “sempre cercato il dialogo, ma senza grandi risultati”.
Su questo punto scatta l’operazione propagandistica: noi lodiamo Squinzi e la sua Confindustria, Monti ne diffida, quindi gli industriali dovrebbero confidare più in noi democratici che nei centristi raccolti attorno al premier. Per rafforzare il sillogismo, all’Unità serve un “nemico” comune, e naturalmente questo viene indicato nel “modo di ragionare della Fiat di Sergio Marchionne”. L’effetto prodotto è il disegno di una Confindustria “dialogante” sia con la Cgil sia con “la politica”, una Confindustria “buona” che succederebbe a quella bellicosa di Montezemolo ed Emma Marcegaglia (la cui combattività è stata notata solo dall’Unità, a quel che pare). Lo Squinzi che esce da questo ritratto è una specie di “utile idiota” anti montiano. Il che fa un po’ sorridere se si pensa che, sempre sull’Unità di ieri, Emanuele Macaluso invocava un patto programmatico chiaro e distinto e “inevitabile” tra Bersani e Monti. “I sondaggi e soprattutto la razionalità – ha scritto ieri Macaluso – ci dicono che il centrosinistra, ottenendo il 35 per cento dei voti, avrà con il Porcellum il 55 per cento dei deputati e non si sa quanti senatori. Nella situazione di questo paese si possono fare grandi e forti riforme con il 35 per cento dei consensi reali? Monti e i suoi amici considerano un successo se toccano il 15 per cento. Il professore pensa di governare con questi consensi reali? Vuole continuare a giocare con la storiella dei ‘riformisti che sono a sinistra e a destra’ per governare? Non è venuto il momento per Monti, Bersani e Vendola di dire agli elettori come stanno le cose e cioè che l’accordo tra i due schieramenti è obbligato dai fatti e spiegare cosa vogliono e possono fare insieme?”. Più chiaro di così.